Parenti serpenti

di Carmine Amoroso

adattamento e regia di

Gianluca Vitale e Piero Cognasso

La trama

Una anziana coppia di coniugi, nonna Trieste (donna di casa ancora in gamba ma col timore dell’imminente vecchiaia) e nonno Saverio (carabiniere in pensione che già inizia invece a manifestare evidenti sintomi di demenza senile), invitano per le festività natalizie, com’è da sempre loro consuetudine, i figli con le rispettive famiglie.

La grande famiglia al completo trascorre così, tra apparente serenità e malcelati malumori, i giorni precedenti il Natale.

La situazione svela però tutti i reali contrasti tra i quattro fratelli e sorelle, nonché i rispettivi cognati e cognate, dal momento in cui nonna Trieste dà loro il fatidico annuncio: non se la sente più di vivere da sola col marito e chiede ai figli di ospitarli a vivere con loro. Nonna Trieste pone però una condizione imprescindibile: lei e nonno Saverio non vogliono però fare i “pacchi postali” vivendo un po’ qua e un po’ là, quindi lasciano ai figli la scelta su chi vorrà ospitarli. A chi li accoglierà verrà lasciata la casa in cui i due anziani vivono e metà della loro pensione. Ma questo non subito: attenderanno la primavera e la decisione definitiva circa la destinazione.

Questa inaspettata richiesta, un vero fulmine a ciel sereno, scatena una lotta feroce tra i figli e le loro famiglie: nessuno vuole che la propria tranquillità venga in qualche modo “disturbata” dalla presenza dei due non così graditi ospiti.

La situazione sembra non trovare sbocchi finché, la sera di San Silvestro, la soluzione arriva, inaspettata e tragicamente crudele, da una triste notizia appresa alla TV.

Tutti i figli, nessuno escluso, decidono che quella è l’unica soluzione per risolvere radicalmente il problema: propiziare una fuga di gas che, mentre loro saranno al Veglione di Capodanno, farà esplodere l’appartamento in cui i due anziani genitori sono rimasti a riposare.

 

Brevi note di regia

Il copione teatrale, scritto da Carmine Amoroso e ispirato ad un fatto realmente accaduto, con lo stesso titolo dà vita nel 1992 al film diretto da Mario Monicelli, che da subito diventa un classico del cinema italiano.
La versione teatrale di questo lavoro, così come il film, in un crescendo esponenziale mette a nudo in modo grottesco prima e crudele poi, il perbenismo e l’ipocrisia che molte volte sottendono ai rapporti familiari, fino a giungere all’aberrante finale in cui l’assassinio travestito da tragedia chiude il sipario sulle miserie della condizione umana.
La chiave di lettura che L’Officina Culturale ha voluto usare, pur rimanendo fedele ai contenuti dell’opera originale ha portato ad “asciugare” il testo, ampliando però la caratterizzazione dei personaggi e le dinamiche relazionali, esplicite ed implicite, nelle loro molteplici sfaccettature.
La storia e la struttura drammaturgica portante ben si prestano a questa operazione, che nulla toglie all’opera originaria ma che ne esalta invece l’assoluta attualità, a quasi trent’anni dal suo concepimento.
Abbiamo voluto realizzare un lavoro che, grazie alla parabola evolutiva dei registri recitativi e l’introduzione di nuovi elementi di regia, accompagni lo spettatore in una sorta di viaggio, una metamorfosi che dalla leggerezza iniziale, passando attraverso grottesche e malcelate ipocrisie, approda alla crudele ma ineluttabile spietatezza del finale, con un fatale e infausto coup de théâtre non previsto dal testo originale.

Gianluca Vitale e Piero Cognasso
 

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